Democracy – Walt Whitman

Posted: July 30, 2018 in Uncategorized

This morning I read this wonderful article which inspired me a lot on the meaning of democracy and on the steadiness that sometimes is present in the process itself as a Mighty Form of Resistance

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I deeply thank Brain Pickings for this article on Walt Whitman.

“Progress is never permanent, will always be threatened, must be redoubled, restated and reimagined if it is to survive,” Zadie Smith wrote in her spectacular essay on optimism and despair. The illusion of permanent progress inflicts a particularly damning strain of despair as we witness the disillusioning undoing of triumphs of democracy and justice generations in the making — despair preventable only by taking a wider view of history in order to remember that democracy advances in fits and starts, in leaps and backward steps, but advances nonetheless, on timelines exceeding any individual lifetime. Amid our current atmosphere of presentism bias and extreme narrowing of perspective, it is not merely difficult but downright countercultural to resist the ahistorical panic by taking such a telescopic view — lucid optimism that may be our most unassailable form of resistance to the corruptions and malfunctions of democracy.

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Posted: July 29, 2018 in art, Il Club del Libro

locandina per evento con le donne

“il risveglio della dea”

I vari aspetti armoniosi dell’Energia Femminile si manifestano in noi, donne e uomini, nella misura in cui riusciamo a esserne maggiormente consapevoli: attivarli creativamente è una possibilità del linguaggio silenzioso dell’espressione del corpo e dell’anima.

Passaggio esperienziale 2018

Nel bosco, sotto gli alberi, lungo il fiume
Orario il giorno e la notte

Dal 25 al 29 agosto, 2018
Iscriviti adesso!

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Un’Amica GIOVANNA LENTINI, ma soprattutto un’Artista e un’Intellettuale del segno che il Club del Libro a.s.b.l. di Bruxelles ha avuto l’onore di sostenere assieme ad altri con piccoli e grandi gesti di condivisione. Le sue opere sono immagini chiare di una IMPERFEZIONE che non è caos ma segno dei tempi che viviamo o che abbiamo sempre vissuto senza rendercene conto. Una vera Principessa di Babilonia (Voltaire) si potrebbe affermare, che ha vissuto e percorso il tempo e lo spazio della coscienza per tentare di trovare nell’Amore il senso eterno del contingente. Un viaggio, quindi, fatto di percorsi non lineari in cui si ci può perdere, ritrovarsi e nuovamente perdendersi in una imperfezione che è, alla fine e malgrado tutto, costanza di tutte le vite e di tutti i fatti della storia personale di ognuno di noi.
Ha riunito su cose che non sono più tele ma quasi bianchi pensieri frammenti di altre cose, cose già usate, consunte o abbandonate che già hanno avuto una storia, cose che non riusciamo più a comprendere tranne che per quei sottili fili di una memoria senza tempo che, d’improvviso, ricuciono altri frammenti di vite, amabili, terribili …forse un tempo felici e comunque sereni.
Un’amabile partecipato distacco dalle cose mi è sembrata questa mostra ma non dalle emozioni, distacco dalle cose che ci affannano ma che alla fine diverranno frammenti esperienziali comprensibili se solo avremo amato intensamente quei momenti che rendono vera la vita, senza bilanci senza particolari aspettative sull’eterno.
Singolare questa mostra in una città come Marsala come singolare contrappunto ne è il luogo della mostra: le storiche Cantine Florio. Una Città divisa in clan in continua lotta per il potere che ha perso il gusto per la bellezza lasciando solo frammenti di storia spesso dissacrati. Contrappunto è invece il luogo della mostra. Un luogo tra frammenti di collezioni di botti del nettare che ha reso la Marsala famosa ed oggi Capitale e la semplicità funzionalità del pavimento in tufo…eppure tutto armonicamente unito. E’, quindi, certamente un messaggio questa mostra di GIOVANNA che dovrà essere colto per evitare che i fili, i ricordi, sempre più lievi, si perdano tra cose consunte e senza senso.

f.to Pietro Pedone

archphoto 2.0

Posted: December 22, 2010 in Uncategorized

archphoto 2.0 is the newborn child of the well-known webzine Archphoto.it, the digital review first published in 2002 dealing, with critical ability, about architecture and its connection between visual arts and social sciences.

archphoto 2.0 wants be the platform for an alternative culture against the academic system open to the world.
The goal of this new adventure is to analyse in detail the subjects complementary to architecture such as contemporary art, anthropology, sociology, photography, movie industry, literature, music, design. The magazine will be only in english not for snobbery but to make the world a more open space, getting in touch with different realities.

Italy: 1861-2011 is the theme of the first issue of the review, which want analyze the changes of italian society during these 150 years through the architecture and the visual arts. How has involved/evolved the italian city? Italy is a country hostile to architecture? Rome, our capital, a mummy or an open city?

Essays by Alessandro Lanzetta, Giovanni Caudo, Antonio Tursi, Tiziana Serena, Vittore Fossati, Guido Guidi, John Gossage, Cesare Ballardini, Luigi Manzione, Luca Mori, Fabrizio Violante, Elvira Vannini.

the review is available in march 2011.
if you are interested for subscriptions please contact me.

Emanuele Piccardo
editor in chief


emanuele piccardo
editor
http://www.archphoto.it
http://www.plugin-lab.it
mob.+39 338 3946854

Crisi della scuola, questione giovanile e proposta alfamediale

Posted: December 15, 2010 in Uncategorized

Sulla Repubblica di lunedì, 6 dicembre 2010, Ilvo Diamanti commenta l’ultima indagine Demos-Coop sulla scuola e la questione giovanile, più o meno con queste parole.

Il sistema scolastico, nel suo insieme, appare da molti decenni in profondo e continuo degrado. Le riforme, anche quando sono dettate da buone intenzioni, come quella della Gelmini, sono percepite come inadeguate o insufficienti a rispondere ai profondi cambiamenti del mondo contemporaneo. Scuola Superiore ed Università, di fatto, non assicurano più alle nuove generazioni un futuro professionale e sociale. Travolti dalla mutazione antropologica in corso, i giovani sentono di essere condannati alla precarietà e alla regressione. E con loro l’intera società. Da qui la protesta e la ribellione degli studenti.

A questo drammatico scenario si contrappone la Scuola Alfamediale. Essa non interviene sulla carrozzeria della macchina e sulle condizioni di funzionamento (norme, finanziamenti, organizzazione, spazi, tempi, servizi, altro), ma direttamente sul motore del curricolo, adattandolo a due diversi linguaggi di formazione del pensiero: quello storico e formalizzato dell’alfabeto e quello contemporaneo e globale dell’audiovisivo. Con la doppia alimentazione il nuovo motore genera due diverse forme di pensiero riflessivo: il logos alfabetico e l’olos audiovisivo. Il primo assicura la riflessività analitico-concettuale della cultura su carta; il secondo la riflessività sintetico-spettacolare della cultura su schermo. Il secondo, misto al primo, mette il turbo al motore e produce, dentro e fuori la scuola, rigenerazione evolutiva e riambientazione simbolico-culturale. Per far funzionare la Scuola Alfamediale c’è bisogno solo di due cose: 1) la formazione dell’insegnante alfamediale, capace di insegnare a leggere-scrivere-pensare in alfabetico ed audiovisivo (attualmente sa solo insegnare la prima forma di pensiero riflessivo); 2) l’introduzione nella pratica curricolare della presentazione su schermo, il nuovo compito scolastico di scrittura audiovisiva che consiste nel mettere, individualmente e periodicamente, gli studenti davanti e dietro alla telecamera per fare spettacolo (cultura e comunicazione per un pubblico) integrando i linguaggi del corpo (movimento, suono, immagine) e della parola (parlata, scritta, stampata).

Ecco la testimonianza di una docente di musica di una Scuola Media appartenente alla Rete Scuole Alfamediali (www.scuolealfamediali.net).

Quest’anno la mia esperienza di “insegnante alfamediale” sta evolvendo in un successo inaspettato: ho sostituito la classica interrogazione orale con “la presentazione su schermo” e si è subito scatenato il “protagonismo” degli alunni. Il nuovo compito mi ha permesso di rilevare personalità insospettate e di indurre tutti a studiare con successo, non solo la lezione assegnata, ma anche quelle collegate. Il risultato è stato davvero sorprendente: si è svegliata nei ragazzi la voglia di studiare, di approfondire i contenuti, d’integrarli con propri disegni, illustrazioni o altro, di fare ricerche mirate sui libri e su internet, di sviluppare una sana competizione e, anche se apparentemente meno importante a livello didattico, di curare l’aspetto esteriore di se stessi e dei loro comportamenti. Ho notato in loro una maggiore attenzione al linguaggio scritto e parlato, alla ricerca delle parole e del tono giusti per comunicare e spiegare chiaramente e sinteticamente un argomento agli altri.

L’alfamedialità non è solo una metodologia d’insegnamento e un nuovo modello di scuola, ma un nuovo modo di pensare, vivere, fare storia. Essa considera l’audiovisivo “l’alfabeto” del nuovo millennio; il principale strumento interpretativo del futuro; la risorsa gratuita ed infinita per creare cultura, plusvalore, equilibrio e sviluppo; il linguaggio globale, globalizzato e globalizzante che integra tutti gli altri linguaggi, le arti e i saperi e forma la mente globale; il passaggio obbligato per fare uscire la scuola alfabetica dalla crisi storica di sistema e i cittadini alfabetizzati dalla sudditanza audiovisiva.

Trapani, 14 dicembre 2010
Tullio Sirchia

architecture ……la casa della poesia

Posted: October 31, 2010 in Uncategorized

The architecture facilitates man to live and creates places where the nature in all its aspects, city, water, fire, day and night and any seasons interact with other human beings. The emotions are giving to a place it’s own character; the character is responsible of the cultural production.

Here in the Leopold Park we want to create a Parish Map. this map is about creating a community expression of values, and about beginning to assert ideas for involvement, it is about taking this place in our own hands.
It begins with, and is sustained by, inclusive gestures and encouraging questions. What is important to me about this place, what does it mean to me? What makes it different from other places? What do I value here? What do I know, what do I want to know? How can I share my understandings? What could I change for the better? Turning each other into experts in this way helps to liberate all kinds of quiet knowledge, as well as passion, about the place. Making a Parish Map can inform, inspire, embolden.

Graciela Iturbide (via A Photo Teacher |)

Posted: August 25, 2010 in Uncategorized

amazing and inspiring
eyes concentrated on the movement of the body, not on her face
we do not know what she is thinking or saying, just her hand and dress and this elegant and handsom movement and the folder of the skirt

love

Graciela Iturbide Graciela Iturbide is best known for her photographs of Mexico's indigenous population, particularly for her decade long project, Juchitán de las Mujeres, about a Zapotec Indian town that has a distinct culture and way of life, primarily for the dominance of women in commercial and political spheres. Like many of the other Mexican photographers, Iturbide was born in Mexico City in 1942. She studied film-making with a special interest in scriptwrit … Read More

via A Photo Teacher |