Archive for September, 2009

Invece di cominciare da EDUCARE, per passare ad INSEGNARE, inizio con MAESTRO (qualifica che, assegnatami da te, non può che farmi piacere – ritenendo che tu me l’attribuisca secondo l’etimo latino: magister, [capo], parola composta da magis [più] e ter [che indica opposizione tra due, il capo e quello che segue, obbedisce, ecc]).
Le accezioni più rilevanti che possiamo rinvenire in un buon vocabolario (io consulto lo Zingarelli) sono queste: 1, persona particolarmente preparata, abile o accorto [non so se si attagli a me]; 2, insegnante elementare [ed io non lo sono, come non sono mai stato insegnante a livello superiore – tranne che per qualche lezione di ripetizione data ad alcuni giovani di media e di magistrale, quando ero ancora studente universitario che non aveva ancora sostenuto alcun esame, e per la preparazione di una universitaria ad un esame di Filosofia del Diritto su Hegel, che non aveva superato per ben due-tre volte e che avrebbe superato solo perché le avevo fatto capire il concetto base inculcandoglielo come si può imboccare con un cucchiaino]; 3, chi, con gli insegnamenti, con gli scritti e sim, riesce a fondare una nuova scuola, a costituire nuove correnti di pensiero: es, un grande maestro di diritto [e nemmeno questo sono]; 4, capo [che non sono mai stato e non sono], guida [che vorrei essere per i miei figli e per tutti coloro che da me accettassero di essere guidati, ma, come tutti i profeti, propheta in patria non riesco ad essere: sto attraversando un brutto, triste periodo perfino con le due pulcette di questo nido, PROTERVE e maleducate, nonostante i nostri sforzi di far capire loro che non è né opportuno, né corretto, né giusto che seguano cattivi esempi, contro quelli buoni che noi mostriamo loro, raccomandando loro anche di imparare a guardarsi dietro, staccandosi, ogni tanto, dal guardare solo avanti!].
Vorrei essere maestro di vita, ma i semi che tento di mettere in solco, contro la mia volontà ed il mio desiderio, finiscono sempre per cadere sull’arida roccia. Sono un maestro?
*
EDUCARE
Non so quali esposizioni filosofiche tu ti aspetti da me: io non ho visioni filosofiche (o, forse, ne ho, ma non mi fluiscono fuori così; forse lo farebbero in un contraddittorio – forse!). Anche qui, leggo (e ciò mi basta), dallo ZINGARELLI:
etimologia: dal lat educare, intensivo di educere [allevare], composto da ex, rafforzativo, e ducere [condurre].
Riporto solo la prima accezione, tralasciando le altre che non fanno al caso nostro:
guidare e formare qualcuno, spec giovani, affinandone e sviluppandone le facoltà intellettuali e le qualità morali in base a determinati principi.
Ovviamente, si potrebbe discutere sulle implicazioni e le complicazioni, ma non è “soliloquiando” che si possa raggiungere buoni risultati. Pertanto, questo è e questo è.
*
INSEGNARE
Etimologia: dal lat insignare [originariamente, signare in, quindi imprimere], composto di in, rafforzativo, e signare, indicare.
1., esporre e spiegare in modo progressivo una disciplina, un’arte, un mestiere e sim a qualcuno perché lo apprenda (*); 2., dare consigli, ammaestramenti relativi al comportamento, al modo di vivere e sim (cosa che, in qualche modo, fa il paio con l’accezione di educare, di cui sopra); 3., indicare, mostrare [accezione che avrei potuto anche tralasciare, come tralascio quelle successive di un altro gruppo].

(*) con l’accortezza di desistere quando ci si accorge che la persona cui si vuole insegnare, non vuole apprendere – come ho scritto a chiusura della recensione ad un libro che mi sta avvelenando l’esistenza. Non posso inviarti il libro, ma ritengo che capirai di che si tratta.

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ritratto di una poltrona

Posted: September 29, 2009 in Libreria

“Non ti sembra un cadavere, il corpo di un
essere umano che tu stesso hai ucciso, quello
che stai maneggiando, ti sembra un oggetto di
cui devi disfarti alla svelta, se non vuoi essere
scoperto”.

Un giallo non giallo, un noir non noir. Il romanzo di Pizzingrilli
è un luogo paradossale in cui si trama, si va in missione
per non meglio specificati motivi, si guardano in cagnesco
i propri compagni, ci si professa comunisti ma non si sa perché
e sul finire uccide per altrettanto confuse ragioni.
Nelle vicende di Elia Molto e dei suoi rapporti ambigui e
misteriosi con la famiglia Antonelli, a sua volta implicata
in attività ambigue e misteriose, si ritrova lo spirito di
quell’Italia traffichina e intrigante di cui tanto si dibatte
tra le righe dei quotidiani e nelle tribune politiche.
Pizzingrilli è forse uno dei più interessanti scrittori italiani,
per l’invenzione del linguaggio e la qualità della scrittura.

Clio Pizzingrilli è nato nel 1952 ad Ascoli Piceno, dove vive,
scrive e dipinge. Ha creato e diretto le riviste letterarie
“Marka” e “Questi piccoli” e pubblicato diversi romanzi,
fra i quali I profondissimi (Bompiani, 1992), Uscita dei
uomini secondari (Feltrinelli, 1994); Popolo della terra
Feltrinelli, 1996); Ioa lo spaccapietre (Quodlibet, 2000).

Quando i libri finiscono

Posted: September 28, 2009 in Poesia

Forse non ci abbiamo mai pensato, ma se un giorno non si stampassero più libri? Tutti i libri del mondo finissero dentro un buco mangialibri?.Che “duro” mestiere è quello dello scrittore. Ancora più “duro” poi se sei un poeta (i lettori in Italia sono pochi, in pochi si strapperebbero i capelli).Badate bene, il termine “duro” qui, in questo intervento, sta per “difficile”, “inutile”.Gli editori non trovano problemi a pubblicarti, le case più serie si accontentano di un opera sufficientemente dignitosa, visto che quasi sempre il poeta deve pagare per farsi editare. Poi però, arriva un giorno che i libri finiscono, la tiratura del libro va esaurita e l’editore non ha interesse a pubblicare la seconda edizione (probabilmente pagando bene sarebbe ancora cosa plausibile). Cosa accadrebbe?.

Il nostro amico poeta Michele Caccamo si è scontrato con questa realtà.
I suoi editori, dopo avere esaurita la prima tiratura di ciascun libro, non hanno inteso ristampare ( chiediamo lumi a Michele).
Ecco che il nostro poeta ha tagliato la testa al toro e ha reso disponibili tutti i suoi tre libri nel blog Accademia Palasciana: http://palasciania.splinder.com/post/21383763.
Noi in nome della “poesia” lo ringraziamo di cuore e dopo un attenta lettura, ci è sembrato doveroso sigillare la qualità cristallina dell’autore dandovi un assaggio dei testi contenuti nelle tre raccolte.
Grazie Michele per l’opportunità concessaci!

Da: “chi mi spazierà il mare” – Zona Editore

ancora nella furia
e di nuovo l’abbondanza di una luna
scritta lì
e sempre illesa
e tanto distante dalla fisica della morte

pag. 13

non sono le reliquie
covate dall’olio
come carne di acciughe
a farmi pregare
ma la storia delle guerre
le menzogne

pag. 77

quante luci agili
e così vicine agli uccelli
quanti fari atomici
ci seguono dal medesimo cielo
perché sono la guardia civica
che libera le campane
e ogni rumore
perché avvisano
che ci pianteranno un buco
una grotta nella schiena

pag. 78

Da: Pomo e Mela – Lietocolle

dimmi amore
e buca una voragine
fermala
poi dammi la disciplina
della tua bocca
il codice le labbra

pag. 14

Da: “ La stessa vertigine la stessa bocca ” Manni

le nostre dita sono rami di salice
dal collo alla bufera
pag. 23

esco dalla guardia di Dio e muoio
abbassatemi il coperchio
per tutti i secoli
pag. 27

Michele Caccamo, nato a Taurianova (RC) il 21.12.1959, è residente a Gioia Tauro. Imprenditore, è stato assistente parlamentare alla Camera dei Deputati. Ha pubblicato: nel 2003 “Incoronato come le rose” (testo teatrale), nel 2005 “La stessa vertigine, la stessa bocca” Manni editori, prefazione di Raffaele La Capria (poesie), nel 2005 “Il segreto delle fragole” (antologia) Lietocolle editore (poesie), nel 2006 “Il pomo e la mela” (con Dona Amati) Lietocolle editore, prefazioni di M. Zizzi e T. Cera Rosco (poesie), nel 2007 “Chi mi spazierà il mare” Editrice Zona, prefazione di Alda Merini, postfazione di Andrea Camilleri.libri

barbara gozzi

Posted: September 22, 2009 in Il Club del Libro

DSC02253b2‘Matti’ in letteratura
brevissimo tour a ‘La tela sonora’.
ascolta la puntata

Sull’essere ‘matti’ o venire considerati tali, qualunque significato si voglia attribuire al termine, la letteratura ha tentato di lasciare diverse tracce.
In questo breve tour radiofonico, camminata veloce tra voci, vorrei proporre tre diversi spigoli, angoli di visuale.

Essere matto come simbolo, trasmutazione di una condizione entro cui narrare storie che non sono ‘solo’ favolette, bensì tentano riflessioni, affondano nel sociale, tra piaghe infette, dinamiche melmose, contraddittorie. Perché hai matti – a chi si considera tale – è permesso tutto, no? Tanto sono matti, si dice. E’ normale che straparlino, che facciano cose bizzarre, perfino pericolose. Non gli funziona il cervello, ciò che sono e fanno non ha senso. Ebbene. Proprio su questo ‘non senso apparente’ gioca e impasta Cristiano Ferrarese nella sua Trilogia dei matti.

Altro spigolo duro, durissimo, è quello proposta da Barbara Garlaschelli. ‘FramMenti’ è una registrazione di ciò che realmente l’autrice ha visto e ascoltato in un CPS (Centro Psico Sociale) milanese. Registrazione ‘estrerna’ dunque ma di un esterno vicino, che tenta di riproporre voci, toni, racconti, dolori, con onestà e dignità, senza filtri insomma. Senza ‘digestioni’ intermedie. I ‘matti’ in questo saggio sono persone comuni le cui menti sono state minate, martoriate, da malattie inodori e insapori. La malattia mentale non si vede, non si tocca, ma c’è. E trasforma l’individuo. Lo piega. Isola.

Infine, l’angolo – forse – più pulsante. Quello interno. Sylvia Plath si suicidò a trentun’anni. Iniziò a scrivere poesie da bambina. E conobbe la depressione presto, troppo presto. Tentò diverse volte di uccidersi, la prima poco più che ventenne la portò al ricovero presso un istituto psichiatrico. Le venne diagnosticato il disturbo bipolare. Questa donna, giovane, fragile, ha saputo cogliere con le parole, attraverso una sensibilità preziosa nonostante la malattia, alcune sfumature intensissime della condizione, dell’essere matta, del sentircisi, del viverlo nelle sue profonde radici e arrancare ogni giorno. L’unico romanzo che scrisse, La campana di vetro, ne è la scarnificazione, il racconto di ciò che lucidamente la Plath ha vissuto, auto-registrandosi.

… vorrei dormire ma le voci mi tormentano e si cibano della mia mente… […] … ricordo solo una frase di Jung… “Matto è colui che è sopraffatto dal proprio inconscio”… […]
… lessi la frase in biblioteca a Busalla poco dopo il funerale del ragazzo che si era impiccato… così mi resi conto di essere matto perché agivo preda dell’inconscio… io ero parlato da questi impulsi del profondo, mi guidavano in azioni oscene e irripetibili…
(pag. 59 – 1967, di Cristiano Ferrarese, Hacca)

Se la malattia non è riconosciuta dal mondo, il mondo ti lascia fuori. La realtà è che siamo tutti ‘fuori’, sia chi i segni li porta sulla pelle che quelli che li portano nell’anima.
(pag.139 – FramMenti, di Barbara Garlaschelli, Mobydick)

BENVENUTO, PORTO!

Posted: September 21, 2009 in Il Club del Libro

BENVENUTO, PORTO!
*
“Sangiovannese
or sono diventato,
sì, per amore!”

e, sebbene “Canjanum me genuit”, il mio cuore, se non tutto, in buona parte, è rimasto a Rodi, che m’ebbe nella culla e nelle strade. E, da rodiano affettuoso, come potrei non dire “BENVENUTO, PORTO!”?
Benvenuto, porto!, dunque.
Benvenuto, anche se mi hai tolto quel che di meglio potevo vedere giungendo da est, la “cartolina” per antonomasia, l’emblema di Rodi, ‘A mùrg’ u chèn’, lo scoglio del cane (per la sua vaga somiglianza con un cane sdraiato a guardia del paese), ribattezzato “faraglione” (già mutilato di una sua naturale e bellissima parte da chi [pèc’ all’àn’ma sόjə!, Cecchίn’ Colètt, u palombèr’] pensava di trarre, da esso, un bar od un ristorante sospeso sul mare! Per vedere oggi lo scoglio, per me che ne conosco l’esistenza e l’ubicazione, devo, provenendo da San Menaio, superare l’hotel Riviera! Per quelli che non sanno, sarà come se non vedessero (e non vedranno se non avranno l’avventura di entrare nell’ambito portuale).
Benvenuto, anche se la splendida pietra di Apricena (quella, in particolare, che ricopre le parti calpestabili), forse perché di poco spessore, si sta già sbriciolando!
Benvenuto, anche se le alte palme impiantate a tuo ornamento, rischiano di avere poca vita, sottoposte alle sferzate dei venti che, durante l’inverno, scenderanno dai Balcani!
Benvenuto, anche se è stato prolungato il percorso du Sciumarίl’, ribattezzato (e passato, da “fiumicello”, rivo, nascendo da una sorgente, al ruoloTorrente Pincio), dalla precedente battigia fino nel cuore del bacino, dove è stata creata un’artistica isoletta artificiale, collegata alla “terraferma” per mezzo di due meravigliosi ponti in legno! Speriamo solo che non avvenga un nubifragio della medesima intensità di quello che spaccò tutto il condotto in cemento armato che collegava il punto dove adesso insiste il chiosco di vendita dei biglietti per le Isole Tremiti con il piazzale, anch’esso in cemento armato, che, per fortuna, resse alla violenza ed alla potenza delle acque e dei detriti trasportati dal Pincio! Il bacino, faticosamente reso profondo e navigabile, al di là di un certo “naturale” insabbiamento, ne soffrirebbe immensamente!
Benvenuto, anche se è dovuto intercorrere oltre un secolo dal primo progetto (assai grandioso – bisogna dire), datato 1894, per la tua realizzazione! A quei tempi, tantissimi erano i trabaccoli, più numerosi di quelli delle flotte di Barletta o Bisceglie o Molfetta, in terra barese (l’ultimo, il San Rocco, disarmato dopo decenni e decenni di intensa attività, anche di pesca!, interamente “fagocitato” dalle sabbie orientali del vecchio molo) che vi potevano essere ospitati per esercitare l’interscambio commerciale con l’altra sponda dell’Adriatico (si esportavano agrumi, si importavano prevalentemente animali da macello, ma anche ceramiche, pelli et alia).
Benvenuto, anche se, durante l’estate, i cittadini residenti ad ovest della Madonna della Libera, risalendo da mare, per raggiungere la propria abitazione, devono percorrere, controsenso, Via Ruggiero Bonghi, una parte della strada che porta ad Ischitella, parte della Ischitella-Rodi, e parte della SS.89, fino a Rodi. Tutto, a causa del fatto che si è data precedenza a te, anziché alla viabilità, quella parte che avrebbe portato il grosso traffico all’esterno del paese, senza costringere la gente locale a subire i veleni del traffico, i “transeunti”, a lunghe, talvolta estenuanti code per attraversare Rodi, destinati a San Menaio, Peschici o Vieste (o viceversa)! In questo, né noi rodiani, né altri italiani, hanno saputo copiare gli statunitensi che partono dalle urbanizzazioni (fogne, elettrificazione, strade), per arrivare ad erigere palazzi e grattacieli.
Benvenuto, anche se i servizi previsti per la tua operatività, in buona parte, con generoso impiego di cemento, sono stati destinati al commercio di città, come bar (che, durante l’ultima festività, praticavano prezzi strabilianti: una bottiglia di Coca Cola da 33 cl, la bellezza di 4 euro!), abbigliamento, calzature e quant’altro!
Benvenuto, anche se abbiamo perduto (anche a causa delle intense ultime piogge, che forse hanno “svegliato” un’antica falda acquifera [ricordo che, durante la mia adolescenza, nell’immediato dopo-guerra della seconda guerra mondiale, c’era un laghetto all’altezza del passaggio a livello prossimo alla stazione dell’allora F.T.M. ed una polla d’acqua “potabile” subito dopo l’hotel Riviera]), l’antica spiaggia dorata che si estendeva dal vecchio molo fino a Molino di Mare, dove sfociano le fresche (ma comunque, spesso saponose!) acque del rivo “Canneto”! Ora, seppure ripristinata con sabbia di riporto (quella dragata dal bacino e dalla parte occidentale del porto, ricche di antichi sedimenti delle acque, bianche e non-bianche, riversate in mare, rispettivamente, da u Sciumarίl’ (in cui scaricava un orinatoio pubblico) e dall’essiccatoio, costruito, allora, proprio sotto u vucch’l’, vera “cloaca maxima” di quasi tutto il paese [due “scoli” si trovavano tra le due gallerie ferroviarie, più propriamente Sott u Castèdd] ricco di un’invidiabile quanto inimmaginabile rete fognaria), rimane (e non sappiamo se rimarrà o se le correnti che avevano assottigliato la spiaggia, in particolare sotto l’hotel Riviera, riprenderanno la propria azione corrosiva, portando via anche questa, di recente riportata – anche perché pare che rientrasse negli interessi della ditta costruttrice) costantemente bagnata, limacciosa, alquanto terroso-cretosa, “schifosa”, in attesa che la natura la faccia ritornare agli antichi splendori, che la fecero apprezzare da tanta gente dauna e non dauna!
Benvenuto, anche se avresti dato identico risultato se tu fossi stato costruito alle spalle della Murg’ u Chèn’, dove le acque, sovrastanti comunque basi sabbiose e non rocciose, non sono più ricche di vita di quelle in cui sei stato messo a gingillarti!
Benvenuto, anche se – a quanto mi è pervenuto alle orecchie – buona terra, dedicabile ad edilizia popolare (ex legge 197, per es), è stata quasi “regalata” all’impresa che ti ha realizzato!
Benvenuto, infine (ma, forse, potrei, con un minimo sforzo, trovare altre ragioni), anche se non sappiamo precisamente quali saranno i riscontri economici dei cittadini, appesi all’ormai povera economia “turistica” [io stesso, con la mia famiglia, non ho frequentato le spiagge rodiane, preferendo quelle della vicina San Menaio], all’economia agrumaria, alla poverissima economia di pesca, ed all’ancor più povera economia agricola [che, a parte quella olearia, anch’essa in forse, a causa della concorrenza degli oli greci, spagnoli e nord-africani, per non parlare di quelli carpinesi] rappresenta veramente la minima parte dell’intera economia, a causa del limitato territorio agricolo e della mancanza di redditizi boschi)!
Benvenuto! Benvenuto! Anche se non so per quanti anni ancora, prima di entrare nell’eterno riposo, verserò lacrime di tristezza e di dolore!
Io, tuo Cenzino Campobasso, che, da San Giovanni Rotondo, in questo Settembre 2009 che volge alla fine, formulo, per te, auguri di lunghissima vita.

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“Pilonner les livres est aussi barbare que les brûler, mais provoque moins dindignation. Les feuilles vierges obtenues grâce aux pages imprimées recyclées fourmillent de fantômes. Des mots ressurgissent, des terminaisons de verbes achèvent de se décomposer, des bribes de ponctuation affleurent. Lautodafé lave quand même plus propre.”
(Roland Topor)

Poesia Totale è liberamente ispirata al più famoso testo di Adriano Spatola “Verso la poesia totale”, Adriano Spatola, per chi non lo conoscesse, è stata una delle più importanti figure della neoavanguardia italiana – parte del gruppo ’63 – e della poesia del nostro novecento.
Scomparso del 1988 è finito per essere una figura citata sempre meno da tutti coloro che non avevano altra intenzione che citare loro stessi.

La nostra rassegna ha l’entusiastico apporto del fratello di Adriano, Maurizio Spatola, che con lui fondò le edizioni Geiger e seguì gli eventi e i personaggi più importanti. Maurizio, per una tragica sorte che lui descrive, si occupa di poesia visiva, sulla base di ricordi, avendo perso il dono della vista. Recentemente ha realizzato un archivio che trovate descritto nella nostra pagina.

Purtroppo per motivi di scarsa lungimiranza degli eredi – la moglie e il figlio -per usare un eufemismo, i testi di Adriano Spatola non sono pubblicati in Italia ma solo neglio Usa. Maurizio ci ha appena inviato le edizioni che sono comparse negli Usa, per tanto sono la unica soluzione dopo le biblioteche.
La sua raccolta di poesie è presente anche su Ibs con testo italiano a fronte mentre il testo principale è presente solo in inglese:

ADRIANO SPATOLA
TOWARD TOTAL POETRY

ADRIANO SPATOLA
THE POSITION OF THINGS

Grazie e a presto!

Poesia Totale – Insetto corazzato fomenta vocali e consonanti
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