Archive for December, 2009

max ponte e mais

Posted: December 22, 2009 in Max Ponte

Mais ovvero il bambino che scendeva dai grattacieli

Nell’attico di un grattacielo sparato in mezzo alla città, sulla punta più alta dell’isola che si confonde col tessuto urbano, qualcuno si sta muovendo. Si sta muovendo, fra cactus e sedilsassi, su prati giganti e pavè piuma. Pezzi uretanici, solidificazioni cromatiche, risate e carezze permanenti.

Quattro anni, una proiezione murale alle spalle e una grande vetrata davanti agli occhi. Dietro un prato in cui un bambino dal caschetto biondo corre fra i girasoli, davanti tutto quello che si può vedere di una città dall’alto, evitando la fatica del volo.

Il piccolo spalanca gli occhi chiari davanti alle costruzioni che si stagliano nel cielo, spalanca gli occhi e si meraviglia. Dalla meraviglia nascono cose come fulmini molecolari: quelle palle luminose che ti entrano in casa, rimbalzano fra le pareti senza farti nulla e se ne escono lasciandoti inebetito. Un bambino che nasce con la meraviglia è una schiumata libera, un’espansione non pianificata, un’escursione cosmica.

.. la storia continua … su: http://www.maxponte.com/BAH.asp#mais

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‘Attorno al corpo di Eluana Englaro’
di e con Barbara Gozzi
Il progetto nasce per contrastare cecità e smemoratezze dell’Italia di oggi partendo da un corpo, quello di Eluana Englaro, nodo centrale di fatti recenti, battaglie legali, mediche e massmediatiche. Analizzandone gli avvenimenti carnali e quelli simbolici, si cerca dialogo, confronto, ascolto verso i corpi e i loro linguaggi, recuperando il loro tendersi alla poesia, all’umanità. Si mostra la facilità con cui li si è sviliti, sfruttati fino a renderli silenziosi, vuoti.
Eluana Englaro è morta a Udine il 9 febbraio 2009 dopo diciassette anni di vita in stato vegetativo.
Il suo corpo è stato ‘oggetto’ conteso, immagine sfocata, capovolta, violata nell’identità, nella non-voce, nelle volontà. Ha subito imposizioni, strumentalizzazioni che dalla sua carne si sono diramate alle complesse questioni del testamento biologico, lo Stato di Diritto e le libertà individuali. Fino ai corpi-tutti.

Il progetto recupera ciò che questo corpo è stato, ciò che è diventato nell’immaginario collettivo anche entro maglie speculative, ed è un recupero che da una prima trattazione saggistica (nata da ricerche, condivisioni e analisi) trasmuta ora in performance di voci, parole scritte su muri-immaginazioni dei corpi, su libri, cronache, musica e arte.
Per tornare ad ascoltare e accogliere i corpi nella loro essenza, dimensione dell’umano.
Per non dimenticare ciò che è già stato, ma che può cambiare.
Perché ogni corpo non diventi – prima o poi – ‘oggetto’ nelle mani di circuiti altrui, brandelli di carne chiusi in scatole, incapaci di essere e decidere.
Per recuperare la morte come transito, accompagnamento, rispetto, scelte.

Contenuti della trattazione saggistica: i fatti attorno al corpo di Eluana Englaro (cronologia e testamento biologico in Italia); attorno al saggio ‘Corpo morto e corpo vivo ‘ di Giulio Mozzi (Transeuropa, 2009 con nota finale di D.Paolin); massmedialità (il corpo di Eluana Englaro attraverso i media); Quando l’etica manca di benevolenza (intervento inedito di Piero Bocchiaro); non epilogo – appendici (evoluzioni sociali, espansioni culturali e artistiche dal-nel corpo di Eluana Englaro).
Testi, analisi ed elaborazioni di Barbara Gozzi.
Collaboratore: Piero Bocchiaro. Consulenti: Teresa de Cesare e Federica Sgaggio.
Grazie a Giulio Mozzi, Demetrio Paolin, Claudia Boscolo. Grazie a Barbara Garlaschelli e Luca Radaelli.
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Punto di fuga 03 Corpo di donna
di e con Dale Zaccaria e Francesca Checchi
Puntodifugaproject nasce dall’idea dell’artista Francesca Checchi insieme ai testi alle parole di Dale Zaccaria.
Si cercano puntidifuga per uscire dalle barriere-dittature sociali storiche o politiche o semplicemente intime e personali.
Poesia video performance installazioni diventano così i “contenitori artistici” per un proprio punto di fuga.
Il terzo punto di fuga sarà il corpo femminile. Corpo poetico e artistico il corpo di donna creerà il proprio spazio attraverso la poesia, le immagini video – audio, la musica, e la voce. Il corpo di donna protagonista assoluto, soggetto creativo e dominante del proprio spazio. Il corpo di donna quale fulcro di attività creatrice che “evade” trova il proprio “passage” nell’atto stesso della creazione.
Creazione e fuga diventano così semplicemente sinonimi del femminile poetico.

Testi di Dale Zaccaria
Immagini Video Audio Installazione di Francesca Checchi
Musiche Elettroniche di Roberta Vacca

CORPO DI DONNA
Corpo politico e Corpo poetico
a Bruxelles, 29 e 30 gennaio 2010

INCONTRI VIDEO POESIA PERFORMANCE
LIVE SESSION Attorno al Corpo di Eluana Englaro di Barbara Gozzi
Punto di Fuga 03 Corpo di donna di Dale Zaccaria e Francesca Checchi
Radio Alma 101.9 FM 29 gennaio on air h.20,00
Salle culturelle Espace Marx 30 gennaio h 21,00
Rue Rouppe 4, 1000 Bruxelles (metro: Anneessens)
In foto Dara Siligato – All rights reserved Corpodipoesiaproject

NIENTE

Posted: December 7, 2009 in Barbara Gozzi

di Barbara Gozzi

C’è molta luce, silenzio. Cammino e non ci penso. Da fuori so che il sole ladro d’un inverno mutevole, mi terrà. So che non cadrò, ancorandomi a quel cortile. So che nei congedi è il secondo movimento il più feroce, quello che trasfigura, artiglia.

Alle porte del cimitero li ho sentiti. I sussurri di chi non ha più corpi, forme. E ho pensato che anche tu, in fondo, sei così. Resti tra le memorie indelebili che non accettano le modificazioni di stati e gestioni uterine, che rigettano le decomposizioni finché anche chi ricorda se n’è andato. E io sono qui. Ci-sono. Ci-resto.

Forse i corpi sono necessari proprio quando smettono di avere una presenza fisica evidente. Come te. Che hai lasciato, ceduto, trasferito, modificato, dimenticato.
Non era niente.

Lasciarti entrare, sentire l’amplificazione schizzata dei tuoi umori, niente.
Dal niente non si costruisce, non si inizia, si seppellisce.
Io ero il tuo niente, tu il mio qualcosa.
Qualcosa che pulsava, graffiava, risucchiava e mi frustava.
E ora taci. Mentre in me si aprono ferite che spurgano.
Ora ignori, e io vomito umori, tenerezze avvelenate, sudori melmosi.
Sparisci e mi stringo budella marce e nervi accartocciati.
Ciao, hai detto. E non hai aspettato che rispondessi.
Ciao, ti ho detto. Ma tu eri già altrove, riassorbito.
Sei e io affogo.

Per quanto ancora mi mancherà il qualcosa che eri essendo io niente? Per quanto ancora questo niente manterrà venature d’un qualcosa capace di fare così tanto bene nel gravoso male che è? Dovrei strapparmi gli strati superficiali della pelle. E con quegli strati estirpare mappature di impronte. Perdere in un colpo solo traiettorie già delineate verso strade sconosciute. Forse così, forse sì, il niente si riallineerebbe con il ‘senso di niente’, con il significato desolante, vuoto, inutile, assurdo, espulsivo dell’essere-niente nel niente che ero, per te.

Ho sentito il freddo nei vecchi mattoni e ho lasciato che quel freddo ammorbidisse carni e ossicini fragili. Ho respirato raggi caldi, l’umido delle foglie stanche, giallastre. E ho memorizzato immagini storte, sfocate, dai colori lontani, irreali. Ho trattenuto muri, cancelli, campanili, strade chiuse e puntini luminosi tra nomi forse dimenticati forse pronunciati. E’ un mondo dis-equilibrato entro un angolo ruotato, quarantacinque gradi almeno. Lì sono rimasta. Lì ti ho detto ciao-ciao. E ora sono stanca. Gli abbandoni sono cannule fini, invisibili, che affondano negli organi vitali e prendono a risucchiarne la polpa morbida, succosa, preziosa. Una carezza, quella che non ho potuto, quella che non è mai esistita, non poteva; una carezza, l’ultima, avrei voluto ricordarla, se mai fosse stata, ciò che doveva. Niente.