Archive for December, 2010

archphoto 2.0

Posted: December 22, 2010 in Uncategorized

archphoto 2.0 is the newborn child of the well-known webzine Archphoto.it, the digital review first published in 2002 dealing, with critical ability, about architecture and its connection between visual arts and social sciences.

archphoto 2.0 wants be the platform for an alternative culture against the academic system open to the world.
The goal of this new adventure is to analyse in detail the subjects complementary to architecture such as contemporary art, anthropology, sociology, photography, movie industry, literature, music, design. The magazine will be only in english not for snobbery but to make the world a more open space, getting in touch with different realities.

Italy: 1861-2011 is the theme of the first issue of the review, which want analyze the changes of italian society during these 150 years through the architecture and the visual arts. How has involved/evolved the italian city? Italy is a country hostile to architecture? Rome, our capital, a mummy or an open city?

Essays by Alessandro Lanzetta, Giovanni Caudo, Antonio Tursi, Tiziana Serena, Vittore Fossati, Guido Guidi, John Gossage, Cesare Ballardini, Luigi Manzione, Luca Mori, Fabrizio Violante, Elvira Vannini.

the review is available in march 2011.
if you are interested for subscriptions please contact me.

Emanuele Piccardo
editor in chief


emanuele piccardo
editor
http://www.archphoto.it
http://www.plugin-lab.it
mob.+39 338 3946854

Crisi della scuola, questione giovanile e proposta alfamediale

Posted: December 15, 2010 in Uncategorized

Sulla Repubblica di lunedì, 6 dicembre 2010, Ilvo Diamanti commenta l’ultima indagine Demos-Coop sulla scuola e la questione giovanile, più o meno con queste parole.

Il sistema scolastico, nel suo insieme, appare da molti decenni in profondo e continuo degrado. Le riforme, anche quando sono dettate da buone intenzioni, come quella della Gelmini, sono percepite come inadeguate o insufficienti a rispondere ai profondi cambiamenti del mondo contemporaneo. Scuola Superiore ed Università, di fatto, non assicurano più alle nuove generazioni un futuro professionale e sociale. Travolti dalla mutazione antropologica in corso, i giovani sentono di essere condannati alla precarietà e alla regressione. E con loro l’intera società. Da qui la protesta e la ribellione degli studenti.

A questo drammatico scenario si contrappone la Scuola Alfamediale. Essa non interviene sulla carrozzeria della macchina e sulle condizioni di funzionamento (norme, finanziamenti, organizzazione, spazi, tempi, servizi, altro), ma direttamente sul motore del curricolo, adattandolo a due diversi linguaggi di formazione del pensiero: quello storico e formalizzato dell’alfabeto e quello contemporaneo e globale dell’audiovisivo. Con la doppia alimentazione il nuovo motore genera due diverse forme di pensiero riflessivo: il logos alfabetico e l’olos audiovisivo. Il primo assicura la riflessività analitico-concettuale della cultura su carta; il secondo la riflessività sintetico-spettacolare della cultura su schermo. Il secondo, misto al primo, mette il turbo al motore e produce, dentro e fuori la scuola, rigenerazione evolutiva e riambientazione simbolico-culturale. Per far funzionare la Scuola Alfamediale c’è bisogno solo di due cose: 1) la formazione dell’insegnante alfamediale, capace di insegnare a leggere-scrivere-pensare in alfabetico ed audiovisivo (attualmente sa solo insegnare la prima forma di pensiero riflessivo); 2) l’introduzione nella pratica curricolare della presentazione su schermo, il nuovo compito scolastico di scrittura audiovisiva che consiste nel mettere, individualmente e periodicamente, gli studenti davanti e dietro alla telecamera per fare spettacolo (cultura e comunicazione per un pubblico) integrando i linguaggi del corpo (movimento, suono, immagine) e della parola (parlata, scritta, stampata).

Ecco la testimonianza di una docente di musica di una Scuola Media appartenente alla Rete Scuole Alfamediali (www.scuolealfamediali.net).

Quest’anno la mia esperienza di “insegnante alfamediale” sta evolvendo in un successo inaspettato: ho sostituito la classica interrogazione orale con “la presentazione su schermo” e si è subito scatenato il “protagonismo” degli alunni. Il nuovo compito mi ha permesso di rilevare personalità insospettate e di indurre tutti a studiare con successo, non solo la lezione assegnata, ma anche quelle collegate. Il risultato è stato davvero sorprendente: si è svegliata nei ragazzi la voglia di studiare, di approfondire i contenuti, d’integrarli con propri disegni, illustrazioni o altro, di fare ricerche mirate sui libri e su internet, di sviluppare una sana competizione e, anche se apparentemente meno importante a livello didattico, di curare l’aspetto esteriore di se stessi e dei loro comportamenti. Ho notato in loro una maggiore attenzione al linguaggio scritto e parlato, alla ricerca delle parole e del tono giusti per comunicare e spiegare chiaramente e sinteticamente un argomento agli altri.

L’alfamedialità non è solo una metodologia d’insegnamento e un nuovo modello di scuola, ma un nuovo modo di pensare, vivere, fare storia. Essa considera l’audiovisivo “l’alfabeto” del nuovo millennio; il principale strumento interpretativo del futuro; la risorsa gratuita ed infinita per creare cultura, plusvalore, equilibrio e sviluppo; il linguaggio globale, globalizzato e globalizzante che integra tutti gli altri linguaggi, le arti e i saperi e forma la mente globale; il passaggio obbligato per fare uscire la scuola alfabetica dalla crisi storica di sistema e i cittadini alfabetizzati dalla sudditanza audiovisiva.

Trapani, 14 dicembre 2010
Tullio Sirchia