Archive for the ‘Il Club del Libro’ Category

carissimi amici
ieri mattina all’uscio di casa, diversi rami degli alberi del parco Leopold erano a terra, spezzati e feriti a causa della tempesta di domenica notte.

Alcune foto mostrano i danni irreparabili. Le radici son fortemente legate al suolo ma il vento é stato davvero forte e violento e non ha risparmiato vittime.

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barbara gozzi

Posted: September 22, 2009 in Il Club del Libro

DSC02253b2‘Matti’ in letteratura
brevissimo tour a ‘La tela sonora’.
ascolta la puntata

Sull’essere ‘matti’ o venire considerati tali, qualunque significato si voglia attribuire al termine, la letteratura ha tentato di lasciare diverse tracce.
In questo breve tour radiofonico, camminata veloce tra voci, vorrei proporre tre diversi spigoli, angoli di visuale.

Essere matto come simbolo, trasmutazione di una condizione entro cui narrare storie che non sono ‘solo’ favolette, bensì tentano riflessioni, affondano nel sociale, tra piaghe infette, dinamiche melmose, contraddittorie. Perché hai matti – a chi si considera tale – è permesso tutto, no? Tanto sono matti, si dice. E’ normale che straparlino, che facciano cose bizzarre, perfino pericolose. Non gli funziona il cervello, ciò che sono e fanno non ha senso. Ebbene. Proprio su questo ‘non senso apparente’ gioca e impasta Cristiano Ferrarese nella sua Trilogia dei matti.

Altro spigolo duro, durissimo, è quello proposta da Barbara Garlaschelli. ‘FramMenti’ è una registrazione di ciò che realmente l’autrice ha visto e ascoltato in un CPS (Centro Psico Sociale) milanese. Registrazione ‘estrerna’ dunque ma di un esterno vicino, che tenta di riproporre voci, toni, racconti, dolori, con onestà e dignità, senza filtri insomma. Senza ‘digestioni’ intermedie. I ‘matti’ in questo saggio sono persone comuni le cui menti sono state minate, martoriate, da malattie inodori e insapori. La malattia mentale non si vede, non si tocca, ma c’è. E trasforma l’individuo. Lo piega. Isola.

Infine, l’angolo – forse – più pulsante. Quello interno. Sylvia Plath si suicidò a trentun’anni. Iniziò a scrivere poesie da bambina. E conobbe la depressione presto, troppo presto. Tentò diverse volte di uccidersi, la prima poco più che ventenne la portò al ricovero presso un istituto psichiatrico. Le venne diagnosticato il disturbo bipolare. Questa donna, giovane, fragile, ha saputo cogliere con le parole, attraverso una sensibilità preziosa nonostante la malattia, alcune sfumature intensissime della condizione, dell’essere matta, del sentircisi, del viverlo nelle sue profonde radici e arrancare ogni giorno. L’unico romanzo che scrisse, La campana di vetro, ne è la scarnificazione, il racconto di ciò che lucidamente la Plath ha vissuto, auto-registrandosi.

… vorrei dormire ma le voci mi tormentano e si cibano della mia mente… […] … ricordo solo una frase di Jung… “Matto è colui che è sopraffatto dal proprio inconscio”… […]
… lessi la frase in biblioteca a Busalla poco dopo il funerale del ragazzo che si era impiccato… così mi resi conto di essere matto perché agivo preda dell’inconscio… io ero parlato da questi impulsi del profondo, mi guidavano in azioni oscene e irripetibili…
(pag. 59 – 1967, di Cristiano Ferrarese, Hacca)

Se la malattia non è riconosciuta dal mondo, il mondo ti lascia fuori. La realtà è che siamo tutti ‘fuori’, sia chi i segni li porta sulla pelle che quelli che li portano nell’anima.
(pag.139 – FramMenti, di Barbara Garlaschelli, Mobydick)

BENVENUTO, PORTO!

Posted: September 21, 2009 in Il Club del Libro

BENVENUTO, PORTO!
*
“Sangiovannese
or sono diventato,
sì, per amore!”

e, sebbene “Canjanum me genuit”, il mio cuore, se non tutto, in buona parte, è rimasto a Rodi, che m’ebbe nella culla e nelle strade. E, da rodiano affettuoso, come potrei non dire “BENVENUTO, PORTO!”?
Benvenuto, porto!, dunque.
Benvenuto, anche se mi hai tolto quel che di meglio potevo vedere giungendo da est, la “cartolina” per antonomasia, l’emblema di Rodi, ‘A mùrg’ u chèn’, lo scoglio del cane (per la sua vaga somiglianza con un cane sdraiato a guardia del paese), ribattezzato “faraglione” (già mutilato di una sua naturale e bellissima parte da chi [pèc’ all’àn’ma sόjə!, Cecchίn’ Colètt, u palombèr’] pensava di trarre, da esso, un bar od un ristorante sospeso sul mare! Per vedere oggi lo scoglio, per me che ne conosco l’esistenza e l’ubicazione, devo, provenendo da San Menaio, superare l’hotel Riviera! Per quelli che non sanno, sarà come se non vedessero (e non vedranno se non avranno l’avventura di entrare nell’ambito portuale).
Benvenuto, anche se la splendida pietra di Apricena (quella, in particolare, che ricopre le parti calpestabili), forse perché di poco spessore, si sta già sbriciolando!
Benvenuto, anche se le alte palme impiantate a tuo ornamento, rischiano di avere poca vita, sottoposte alle sferzate dei venti che, durante l’inverno, scenderanno dai Balcani!
Benvenuto, anche se è stato prolungato il percorso du Sciumarίl’, ribattezzato (e passato, da “fiumicello”, rivo, nascendo da una sorgente, al ruoloTorrente Pincio), dalla precedente battigia fino nel cuore del bacino, dove è stata creata un’artistica isoletta artificiale, collegata alla “terraferma” per mezzo di due meravigliosi ponti in legno! Speriamo solo che non avvenga un nubifragio della medesima intensità di quello che spaccò tutto il condotto in cemento armato che collegava il punto dove adesso insiste il chiosco di vendita dei biglietti per le Isole Tremiti con il piazzale, anch’esso in cemento armato, che, per fortuna, resse alla violenza ed alla potenza delle acque e dei detriti trasportati dal Pincio! Il bacino, faticosamente reso profondo e navigabile, al di là di un certo “naturale” insabbiamento, ne soffrirebbe immensamente!
Benvenuto, anche se è dovuto intercorrere oltre un secolo dal primo progetto (assai grandioso – bisogna dire), datato 1894, per la tua realizzazione! A quei tempi, tantissimi erano i trabaccoli, più numerosi di quelli delle flotte di Barletta o Bisceglie o Molfetta, in terra barese (l’ultimo, il San Rocco, disarmato dopo decenni e decenni di intensa attività, anche di pesca!, interamente “fagocitato” dalle sabbie orientali del vecchio molo) che vi potevano essere ospitati per esercitare l’interscambio commerciale con l’altra sponda dell’Adriatico (si esportavano agrumi, si importavano prevalentemente animali da macello, ma anche ceramiche, pelli et alia).
Benvenuto, anche se, durante l’estate, i cittadini residenti ad ovest della Madonna della Libera, risalendo da mare, per raggiungere la propria abitazione, devono percorrere, controsenso, Via Ruggiero Bonghi, una parte della strada che porta ad Ischitella, parte della Ischitella-Rodi, e parte della SS.89, fino a Rodi. Tutto, a causa del fatto che si è data precedenza a te, anziché alla viabilità, quella parte che avrebbe portato il grosso traffico all’esterno del paese, senza costringere la gente locale a subire i veleni del traffico, i “transeunti”, a lunghe, talvolta estenuanti code per attraversare Rodi, destinati a San Menaio, Peschici o Vieste (o viceversa)! In questo, né noi rodiani, né altri italiani, hanno saputo copiare gli statunitensi che partono dalle urbanizzazioni (fogne, elettrificazione, strade), per arrivare ad erigere palazzi e grattacieli.
Benvenuto, anche se i servizi previsti per la tua operatività, in buona parte, con generoso impiego di cemento, sono stati destinati al commercio di città, come bar (che, durante l’ultima festività, praticavano prezzi strabilianti: una bottiglia di Coca Cola da 33 cl, la bellezza di 4 euro!), abbigliamento, calzature e quant’altro!
Benvenuto, anche se abbiamo perduto (anche a causa delle intense ultime piogge, che forse hanno “svegliato” un’antica falda acquifera [ricordo che, durante la mia adolescenza, nell’immediato dopo-guerra della seconda guerra mondiale, c’era un laghetto all’altezza del passaggio a livello prossimo alla stazione dell’allora F.T.M. ed una polla d’acqua “potabile” subito dopo l’hotel Riviera]), l’antica spiaggia dorata che si estendeva dal vecchio molo fino a Molino di Mare, dove sfociano le fresche (ma comunque, spesso saponose!) acque del rivo “Canneto”! Ora, seppure ripristinata con sabbia di riporto (quella dragata dal bacino e dalla parte occidentale del porto, ricche di antichi sedimenti delle acque, bianche e non-bianche, riversate in mare, rispettivamente, da u Sciumarίl’ (in cui scaricava un orinatoio pubblico) e dall’essiccatoio, costruito, allora, proprio sotto u vucch’l’, vera “cloaca maxima” di quasi tutto il paese [due “scoli” si trovavano tra le due gallerie ferroviarie, più propriamente Sott u Castèdd] ricco di un’invidiabile quanto inimmaginabile rete fognaria), rimane (e non sappiamo se rimarrà o se le correnti che avevano assottigliato la spiaggia, in particolare sotto l’hotel Riviera, riprenderanno la propria azione corrosiva, portando via anche questa, di recente riportata – anche perché pare che rientrasse negli interessi della ditta costruttrice) costantemente bagnata, limacciosa, alquanto terroso-cretosa, “schifosa”, in attesa che la natura la faccia ritornare agli antichi splendori, che la fecero apprezzare da tanta gente dauna e non dauna!
Benvenuto, anche se avresti dato identico risultato se tu fossi stato costruito alle spalle della Murg’ u Chèn’, dove le acque, sovrastanti comunque basi sabbiose e non rocciose, non sono più ricche di vita di quelle in cui sei stato messo a gingillarti!
Benvenuto, anche se – a quanto mi è pervenuto alle orecchie – buona terra, dedicabile ad edilizia popolare (ex legge 197, per es), è stata quasi “regalata” all’impresa che ti ha realizzato!
Benvenuto, infine (ma, forse, potrei, con un minimo sforzo, trovare altre ragioni), anche se non sappiamo precisamente quali saranno i riscontri economici dei cittadini, appesi all’ormai povera economia “turistica” [io stesso, con la mia famiglia, non ho frequentato le spiagge rodiane, preferendo quelle della vicina San Menaio], all’economia agrumaria, alla poverissima economia di pesca, ed all’ancor più povera economia agricola [che, a parte quella olearia, anch’essa in forse, a causa della concorrenza degli oli greci, spagnoli e nord-africani, per non parlare di quelli carpinesi] rappresenta veramente la minima parte dell’intera economia, a causa del limitato territorio agricolo e della mancanza di redditizi boschi)!
Benvenuto! Benvenuto! Anche se non so per quanti anni ancora, prima di entrare nell’eterno riposo, verserò lacrime di tristezza e di dolore!
Io, tuo Cenzino Campobasso, che, da San Giovanni Rotondo, in questo Settembre 2009 che volge alla fine, formulo, per te, auguri di lunghissima vita.

lettera aperta

Posted: September 17, 2009 in Il Club del Libro

In un tempo in cui avvertiamo quotidianamente molteplici e ben orchestrate minacce alla cultura ed al patrimonio artistico e culturale in generale, il Club del Libro rappresenta un modello che ci chiama a riflettere sull’importanza del libro e della letteratura. La nostra risposta sempre più serrata e convinta, ci permette di incontrarci a livello europeo con gli “amici del libro”, i veri amici, quelli che prediligono ancora il libro cartaceo, magari rovinato sgualcito, imprestato da un amico.
Per questo motivo e per tanti altri piu’ intimi e personali, credo sia bello incontrarsi per riconfermarci in questa consapevolezza, anche attraverso un momento sereno di gioia e di festa, come gli incontri nelle librerie, oppure l’organizzazione di alcune performance, privilegiando i contatti con poeti straordinari del tenore di Antonio Bertoli di Firenze (collana Citylights edita da Giunti) e con Maelström di David Giannoni (editore italiano situato a Bruxelles che pubblica letteratura internazionale), con i poeti di Fara Editore, Lietocolle, e con Anna Maria Farabbi ideatrice dei programmi radiofonici di Radio Alma.
Con il Club del Libro vogliamo mettere insieme la nostra energia e la generosità dei lettori provenienti da tutta Europa per contribuire alla costruzione di un futuro più giusto, europeo, aperto a tutti dove la cultura e’ messaggio di bellezza, di speranza e di comprensione.
Il valore del libro, diventa cosi un mezzo per capire le differenze, per scoprire nuovi talenti e per divertirsi.

u stissu sangu

Posted: September 11, 2009 in Il Club del Libro
Tags:

Il Club del Libro
e
Associazione Culturale Antonio Gramsci BXL

Sabato 17 ottobre 2009
18h00

presentano
U stissu sangu
un documentario di Sebastiano Aderno´ e Francesco di Martino

Con la partecipazione di HICHAM AMRANI

Salle Culturelle Espace MARX
Rue Rouppe 4
1000 Bruxelles

ustissosangu_bxl17-10-2009

Il Club del Libro

Posted: July 1, 2009 in Il Club del Libro

We and what we are making together it is like a burlap to construct an infinite book where we leave tracks. Tracks of who reads and tracks of who writes. A written burlap, where the used language is not directly visual because it doesn’t recall images and emotions to the conscious mind. Our language is emotional, made of words linked together in a concatenation to evoke imagines and emotions through the filter of the perceptive reconstruction. The image is perception, the word is evocation and reconstruction of the perception….